Pontedassio, 1958
La storia del Museo storico degli spaghetti porta con sé il 1958, anno della sua inaugurazione a Pontedassio. In realtà, le sue origini possono essere fatte risalire agli anni Trenta, in un momento storico particolarmente significativo: Filippo Tommaso Marinetti, con il Manifesto della Cucina Futurista, dichiara provocatoriamente “guerra alla pastasciutta”.
In quel periodo Vincenzo Agnesi iniziò a sviluppare una visione diversa e sorprendentemente moderna della pasta. Consapevole del valore culturale e identitario di questo alimento, promosse iniziative innovative di comunicazione e documentazione dell’attività produttiva: nel 1930 fece pubblicare un libro contenente alcune lettere di clienti che si complimentavano per la qualità della pasta; inoltre, ingaggiò il fotografo Giuseppe Ragazzi per realizzare una campagna fotografica all’interno dello stabilimento.
La svolta destinata ad avere le conseguenze più durature arrivò però quando Agnesi coinvolse Massimo Alberini in un ruolo legato alla comunicazione e alla pubblicità aziendale. Tra i due nacque rapidamente un rapporto di stima reciproca e una profonda affinità di vedute: la pasta era un elemento in grado di raccontare la storia, le tradizioni e la cultura di un intero Paese.


1939: una delle intuizioni più originali della storia della pasta.
Vincenzo Agnesi affidò a Massimo Alberini un incarico destinato a segnare l'inizio di un lungo percorso di ricerca: recarsi a Roma per raccogliere documenti, fonti, testimonianze e materiali utili a ricostruire la storia della pasta nei suoi aspetti produttivi, gastronomici, tecnici e culturali. Nello stesso periodo avvenne una scoperta destinata ad avere un ruolo fondamentale nella futura costruzione del museo: il Pastificio dei Fratelli Mangiapan di Dolcedo, raro esempio di impianto storico ancora funzionante, completo di gramola, pressa, impastatrice e trafile.
L'inizio della Seconda Guerra Mondiale interruppe temporaneamente le ricerche. Nel frattempo, Vincenzo Agnesi decise di trasferire alcuni antichi macchinari del pastificio presso il vecchio mulino "di là dal ponte", il primo mulino acquistato da Paolo Battista Agnesi nel 1824, luogo che per alcuni anni custodì parte delle raccolte.


Terminato il conflitto, il lavoro riprese con nuovo slancio. Vincenzo Agnesi, Massimo Alberini e un gruppo sempre più ampio di collaboratori diedero vita a una vasta attività di ricerca e raccolta. Furono acquisiti testi antichi, opere rare, documenti, fotografie, stampe, materiali iconografici, cataloghi, oggetti e documenti.
La pasta iniziò a essere osservata da una nuova prospettiva: un soggetto presente nell'arte, nella letteratura, nell'umorismo, nella fotografia e nel costume popolare.
Attorno a questo progetto si sviluppò una vera e propria rete culturale composta da giornalisti, artisti, intellettuali e studiosi che contribuirono a individuare e segnalare materiali di interesse. Tra questi, Orio Vergani segnalò il celebre Pulcinella di Francesco Cammarano, mentre Leo Longanesi indicò il dipinto Il padrone del pastificio di anonimo napoletano. Nello stesso clima culturale si inserì anche la sezione "Bagutta-Agnesi" del Premio Letterario Bagutta, attraverso la quale artisti e scrittori furono invitati a dedicare opere e contributi al tema della pasta.


Mostra storica degli spaghetti
Bordighera, 1954
Il primo risultato pubblico di questo lungo lavoro di ricerca e raccolta arrivò nell'estate del 1954 con la Mostra storica degli spaghetti, allestita all’interno del Palazzo del Turismo di Bordighera.
L'esposizione si apriva con una serie fotografica di bambini di diverse origini che mangiavano pasta, intitolata “Gli spaghetti ci rendono fratelli”. Si proseguiva con alcuni documenti facenti parte della collezione acquisita e materiali iconografici provenienti dalla cena sul tema “Gli umoristi incontrano gli spaghetti”, offerta dal pastificio Agnesi in occasione del Salone dell’Umorismo.
La mostra ottenne un notevole successo e contribuì a rafforzare la convinzione che quel patrimonio dovesse trovare una collocazione permanente e accessibile al pubblico. Fu in quel momento che maturò definitivamente l'idea di creare un museo dedicato alla pasta.
Museo storico degli spaghetti
Pontedassio, 1958
Nel 1958 il progetto divenne realtà con l'apertura del Museo storico degli spaghetti a Pontedassio, primo museo al mondo interamente dedicato alla pasta.
L'idea iniziale prevedeva di allestire il museo presso il vecchio mulino "di là del ponte", dove erano già conservati alcuni dei beni raccolti nel tempo. Tuttavia, difficoltà di natura logistica ed economica portarono a individuare una soluzione diversa.
La sede scelta fu un'ala dell'antica casa di famiglia degli Agnesi a Pontedassio, luogo profondamente legato alla storia della famiglia e alle origini dell'attività imprenditoriale.

Il Museo storico degli spaghetti – distribuito due livelli – nacque con un'ambizione che andava ben oltre quella di un museo aziendale. L'obiettivo era raccontare la pasta nella sua evoluzione storica, produttiva, artistica e sociale, presentandola come elemento della cultura italiana e testimonianza di un patrimonio collettivo.
Al piano terreno era collocato il Pastificio Mangiapan, accompagnato da una taglia penne manuale e da alcune stampe.
Al piano superiore si apriva una Sala d'Onore, che ospitava le opere più prestigiose della collezione, tra cui quadri, sculture, oggetti e mobili rustici recuperati nelle abitazioni contadine, oltre a una piccola biblioteca con testi sul tema.
Il percorso proseguiva con la ricostruzione dello studio di Paolo Battista Agnesi, realizzata con arredi e oggetti autentici: la scrivania, la sciabola della Guardia Nazionale e le ciotole utilizzate per i campioni di grano acquistati in Russia. Alla parete era esposto il modello di cantiere del brigantino Paolo Battista Agnesi.
Tra gli ambienti più suggestivi vi era la Sala Napoletana, caratterizzata da una grande fotografia raffigurante una strada di Torre Annunziata attraversata da telai di spaghetti stesi ad essiccare al sole.
Altre sale erano dedicate alle trafile, agli strumenti utilizzati per la lavorazione e il servizio della pasta, alla raccolta di cataloghi ed etichette ottocentesche e a una ricca selezione di fotografie, vignette e materiali umoristici.
Per la prima volta la pasta veniva raccontata come un fenomeno culturale capace di intrecciare storia, arte, tradizioni popolari, letteratura e vita quotidiana.
Una visione straordinariamente moderna, che anticipò il concetto di patrimonio culturale alimentare e che ancora oggi ispira la Fondazione Vincenzo Agnesi e i suoi progetti.







